La Vignagonza
PROGETTO DI RECUPERO DELLA MALVAGÌA DI MONTEGONZI
Han giudizio, e non son gonzi Quei Toscani Bevitori, Che tracanno gli umori Della vaga, e della bionda, Che di gioia i ainonda Malvagìa di Monte-Gonzi
La citazione è tratta dal volume Bacco in Toscana di Francesco Redi (Arezzo, 1626-1697, medico di corte dei Medici e precursore della moderna biologia) attualmente in deposito nella Biblioteca della Parrocchia di S. Pietro a Montegonzi, di proprietà dell’Associazione Culturale Montegonzi. Si tratta della seconda edizione del 1687, dopo la prima del 1685.
Il Bacco in Toscana è un componimento giocoso sul tema del vino e dell’allegrezza conviviale, nel quale Redi si immagina Bacco ed Arianna, in soggiorno a Firenze, che presi dall’ebrezza passano in rassegna, assaporandoli, i vini toscani. In questa panoramica sull’enologia del tempo, un posto di rilievo è occupato dalla Malvagìa di Montegonzi.
La Malvasia (nel XX secolo non si parla più di Malvagìa, che era probabilmente un etimo spagnolo) è un vitigno di origine greca, che deve il suo nome alla cittadina del Peloponneso Monembasia (da cui Malvasia) dove si produceva un vino bianco, liquoroso, dal sapore dolcissimo e dalla gradazione alta; molto simile al nostro Vin Santo. La Repubblica di Venezia si insediò nel XIII sec. in questa cittadina, incrementando i suoi traffici e la diffusione del vino e di questo vitigno in tutto il bacino mediterraneo, in particolare sull’isola di Creta. Nel 1570 i Turchi conquistarono l’isola di Creta e i Veneziani furono costretti a estendere la coltivazione di questo vitigno in altre zone del Mediterraneo, tra cui l’Italia (le fonti scritte ci dicono che la famiglia Corsini impiantò all’Impruneta vitigni di Malvagia alla fine del ‘700). Sebbene già nel ‘300 le fonti scritte ci parlino di vini pregiati (il vino greco e la Malvasia) che arrivavano in Toscana per mare, è tra il 1600 e il 1700 che la Malvasia diviene il vino più importante d’Europa. Col passare del tempo, visto il successo di questo vino, molte uve e vitigni vennero chiamati Malvasia per facilitarne il commercio, contribuendo così ad accrescere le varietà di vitigni Malvasia, diversi tra di loro morfologicamente ed ampelograficamente, a bacca bianca o rossa, che spesso prendono il nome dal luogo di produzione, come possiamo ipotizzare anche per la Malvagìa di Montegonzi.
I documenti del Catasto Fiorentino del 1427 citano però solo il Trebbiano tra i vini bianchi più pregiati prodotti nelle colline del Valdarno di Sopra, soprattutto quello di San Giovanni Valdarno e Montevarchi, che è considerato un vino perfetto. Dunque il Valdarno aveva già un suo primato, per niente insidiato, dagli altri vini come il Chianti o il Montepulciano. Ma Montegonzi, prima del Bacco in Toscana, compare nelle fonti scritte, rintracciate da Leonardo Rombai, in relazione ad un vino nero, una Vernaccia, di cui si dice: assai richiesta e prodotta nelle colline del Valdarno di Sopra, che poi trapassano nel Chianti e precisamente a Montegonzi di Cavriglia. Due barili di questo vino erano stati ordinati da Andrea da Foiano a Giuliano da Gaiole, ambasciatore fiorentino a Siena, come lui stesso ci dice in una lettera scritta il 25 marzo del 1491 a Meleto in Chianti. Sempre Rombai scrive che Cosimo III nel 1683 si procacciò 70 casse di vino rosso di Montegonzi da spedire tramite i suoi diplomatici ai suoi amici sovrani europei.
Molti borghi valdarnesi medievali pongono attenzione alla coltivazione della vite e al commercio del vino, che erano regolamentati dagli Statuti Comunali del XV secolo; e Montegonzi non faceva eccezione, come leggiamo sul suo statuto comunale conservato all’Archivio di Stato di Firenze: vengono stabiliti i tempi per la vendemmia, che non poteva iniziare prima del 15 settembre; nel periodo di vendemmia i proprietari erano obbligati a tenere i cani legati; la vendita di vino in fiaschi era libera.
Della Malvagìa (insieme al Trebbiano), durante il governo di Lorenzo il Magnifico, nella seconda metà del ‘400, troviamo traccia in alcune fonti che ci parlano di banchetti, dove compaiono spesso i vini bianchi. La Malvagia, detta Monemvasia, era ancora un vino liquoroso. Lo stesso Lorenzo in un suo componimento ci racconta di quando frequentava le migliori osterie di Firenze, gustando Trebbiano e Malvasia. Al tempo di Cosimo II (all’inizio del ‘600) suo fratello, il Cardinale Carlo de Medici, in un banchetto fece servire caratelli di Malvagìa freddissima, che doveva essere ancora un vino dolce pregiato. Cosimo III (alla fine del ‘600) diede il massimo risalto ai vini toscani. Il suo portavoce, in questo settore, fu senz’altro Francesco Redi, che nel 1685 pubblicò il Bacco in Toscana. Ed è proprio qui, tra i vini del Rinascimento (Fig. 3), che troviamo per la prima volta citata la Malvagìa di Montegonzi, che figura tra quelli più ricercati, e stavolta non come vino liquoroso, ma come vino bianco secco. Non c’è accordo tra gli studiosi su come questo vitigno si sia diffuso e come si sia trasformato nel tempo. Di certo sappiamo che, inizialmente, fu usato per produrre vini liquorosi e poi, ad un certo punto, anche per un vino bianco. Alcuni studiosi ritengono che il vitigno della Malvasia (soprattutto il tipo Malvasia Bianca Lunga, per come lo conosciamo oggi in Italia) sia originario del Chianti, dove viene coltivato da secoli, e indicato come Malvasia Bianca Lunga del Chianti. In realtà non ci sono prove certe e questa ipotesi deve molto al fatto che la Malvasia Bianca Lunga era anche nella formula, poi rivista, per il Chianti del Barone Ricasoli. Questo interesse del Granduca per i vini toscani ed il successo del “Bacco in Toscana” di Redi, oltre a necessità oggettive, soprattutto di ordine economico e di protezione del commercio, spinse Cosimo III a procedere con la valorizzazione ufficiale dei vini toscani. Nel 1716 vennero pubblicati due bandi per disciplinare il commercio del vino (Fig. 4), che si configurano come il primo intervento di denominazione di origina controllata nella storia della produzione vinicola mondiale. In esso, infatti, si specificano i confini geografici delle zone di produzione dei quattro vini che prendevano il nome dai territori di produzione: Chianti, Pomino, Carmignano e il Valdarno di Sopra, il cui confine occidentale passava per Montegonzi.
La VIGNAGONZA è parte del progetto di recupero della Malvagìa di Montegonzi, voluto dall’Associazione Culturale Montegonzi, che si avvale della consulenza del Dr. Paolo Storchi del CREA (Centro Ricerca viticoltura ed enologia) e del supporto dell’Azienda Agricola La Forra di Ernesto Benini. Alla fine degli anni ’90, Paolo Storchi ha avviato un lavoro di recupero, conservazione e studio della Malvasia di Montegonzi. In questo studio (S. Meneghetti, A. B. Armanni, L. Monticelli, D. Borsa, P. Storchi, “Recupero e valorizzazione di un antico biotipo di Malvasia toscana la “Malvagia di Montegonzi”, in Atti del Convegno “Le Malvasie del Bacino del Mediterraneo”, Rivista di viticoltura e di enologia 58 (n°2-4), 2005, pp. 13-24) sono stati individuati nei vigneti di Montegonzi, 18 ceppi secolari di Malvasia (tra questi quello proveniente dalla vigna de La Forra di proprietà Galeffi). Si è poi proceduto ad un confronto di questa Malvagia di Montegonzi con la Malvasia Bianca Lunga (Fig. 5), vitigno presente nel Catalogo Nazionale Italiano delle varietà di vite. Il confronto ha stabilito che la Malvasia di Montegonzi è un biotipo locale della Malvasia Bianca Lunga, e per tale ragione si trova adesso iscritto al Repertorio dell’Istituto della Regione Toscana, come vitigno a rischio estinzione. Nel suo articolo, Paolo Storchi scriveva: “In prospettiva, la Malvagia di Montegonzi potrebbe trovare utile impiego nella produzione di vini bianchi, anche in uvaggio e nell’elaborazione di vini da dessert e del tradizionale Vin Santo Toscano”. Se è vero, come ha appurato la ricerca compiuta dall’Associazione Culturale Montegonzi, che la produzione di Malvagia di Montegonzi nel secolo scorso era andata quasi scomparendo nel paese (tutti a Montegonzi si ricordano di questo vitigno fino agli anni ‘70-80, quando fu espiantato con quasi tutte le vigne del circondario) è altrettanto vero che, dagli inizi degli anni ‘2000, alcune aziende valdarnesi hanno avviato un percorso inverso, utilizzando questo vitigno per produrre vino bianco e vin santo. E allora perché non riportare la Malvasia alle sue origini, proprio a Montegonzi, dove forse l’aveva degustata Francesco Redi? Ed è proprio questo il progetto che l’Associazione Culturale Montegonzi porta avanti dal 2023. Le analisi genetiche effettuate su alcuni campioni di Malvasia prelevati da vecchie vigne di Montegonzi (nelle proprietà di Leonella Valentini e Davide Zamboni) hanno dimostrato, come nei casi sopra citati, che questi appartengono al vitigno Malvasia Bianca Lunga. Acquisito questo dato, l’associazione ha commissionato l’innesto di questi vitigni su circa 100 barbatelle, che dopo un soggiorno temporaneo in vivaio, sono finalmente tornate a casa, in questa VIGNAGONZA.
RECOVERY PROJECT of the MALVAGÌA of MONTEGONZI
Han giudizio, e non son gonzi Quei Toscani Bevitori, Che tracanno gli umori Della vaga, e della bionda, Che di gioia i ainonda Malvagìa di Monte-Gonzi
The quotation is taken from the volume Bacco in Toscana by Francesco Redi (Arezzo, 1626-1697, court physician to the Medici family and a precursor of modern biology), currently on loan to the Library of the Parish of San Pietro a Montegonzi, owned by the Montegonzi Cultural Association. This is the second edition dated 1687, following the first from 1685. Bacco in Toscana is a playful poem with wine and convivial joy as its theme, in which Redi imagines Bacchus and Ariadne in Florence, intoxicated as they appraise and savor Tuscan wines. In this review of 17th-century oenology, Montegonzi’s Malvagìa occupies a prominent place.
Malvasia (in the 20th century the term Malvagìa was no longer used, as it was probably a Spanish-derived etymology) is a grape variety of Greek origin, which takes its name from the Peloponnese town of Monembasia (from which “Malvasia” derives), where a sweet white, fortified wine was produced with a very high alcohol content and an intensely sweet flavor; very similar to our Vin Santo. The Republic of Venice settled in this town in the 13th century, increasing its trade and the spread of wine and this grape throughout the Mediterranean basin, particularly on the island of Crete. In 1570, the Turks conquered the island of Crete, and the Venetians were forced to extend the cultivation of this grape variety to other areas of the Mediterranean, including Italy (written sources tell us that the Corsini family planted Malvagia vines in Impruneta in the late 18th century). Although written sources already mention fine wines (Greek wine and Malvasia) arriving in Tuscany by sea in the 14th century, it was between 1600 and 1700 that Malvasia became the most important wine in Europe. Over time, given the success of this wine, many grapes and vines were called Malvasia to facilitate trade, thus contributing to the growth of Malvasia grape varieties, morphologically and ampelographically diverse as either white or red grapes, often named after their place of production, as we can assume also for Malvagìa of Montegonzi.
However, the Catasto Fiorentino of 1427 (Florentine Tax Census) only lists Trebbiano among the finest white wines produced in the hills of the Valdarno di Sopra, especially that of San Giovanni Valdarno and Montevarchi, which was considered a perfect wine. Therefore, the Valdarno already held its own primacy, unchallenged by other wines such as Chianti or Montepulciano. But Montegonzi, before “Bacco in Toscana”, appears in written sources, traced by Leonardo Rombai, in relation to a red wine, a Vernaccia, which is said to be: “highly sought after and produced in the hills of the Valdarno di Sopra, which then pass into Chianti and precisely thru Montegonzi in Cavriglia”. Two barrels of this wine had been ordered by Andrea da Foiano for Giuliano da Gaiole, Florentine ambassador to Siena, as he himself tells us in a letter written in Meleto in Chianti on March 25, 1491. Rombai also writes that in 1683, Cosimo III procured 70 cases of Montegonzi red wine to be sent via his diplomats to his European sovereign friends.
Many medieval Valdarno villages devoted special attention to grape cultivation and the wine trade, which were regulated by 15th-century Municipal Statutes; and Montegonzi was no exception, as we read in its municipal statute preserved in the State Archives of Florence: “it established the harvest times, which could not begin before September 15th; during the harvest period owners were required to keep their dogs on a leash; and the sale of wine in flasks was unrestricted”.
During the reign of Lorenzo il Magnifico, in the second half of the 15th century, we find references to Malvagìa (along with Trebbiano) in several sources that speak of banquets where white wines often appeared. Malvagìa, known as Monemvasia, was still a fortified wine. Lorenzo himself, in one of his poems, tells us of frequenting the finest taverns in Florence, enjoying Trebbiano and Malvasia. During the reign of Cosimo II (early 17th century), his brother, Cardinal Carlo de’ Medici, served small barrels of very cold Malvagìa, which must still have been a prized sweet wine, at a banquet. Cosimo III (late 17th century) placed the greatest emphasis on Tuscan wines. His spokesman in this field was undoubtedly Francesco Redi, who published Bacco in Toscana in 1685. And it is precisely here, among the wines of the Renaissance (Fig. 3), that we find Malvagìa of Montegonzi mentioned for the first time, which is among the most sought-after, and this time not as a fortified wine, but as a dry white wine. Scholars disagree on how this grape variety spread and how it evolved over time. What we do know is that, initially, it was used to produce fortified wines and then, at a certain point, also for a white wine. Some scholars believe that the Malvasia grape (especially the Malvasia Bianca Lunga variety, as we know it today in Italy) originated in Chianti, where it has been cultivated for centuries, and referred to as Malvasia Bianca Lunga del Chianti. In reality, there is no certain proof, and this hypothesis owes much to the fact that Malvasia Bianca Lunga was also in the formula, later revised, for Baron Ricasoli’s Chianti. This interest of the Grand Duke in Tuscan wines and the success of Redi’s “Bacco in Toscana”, in addition to objective needs, especially of an economic nature and the protection of trade, pushed Cosimo III to proceed with the official valorization of Tuscan wines. In 1716, two regulatory decrees were published to regulate the wine trade (Fig. 4), representing the first intervention in the history of global wine production regarding the designation of controlled origin. The geographical boundaries of the production area of four wines were specified; these wines took their name from their places of origin: Chianti, Pomino, Carmignano, and Valdarno di Sopra, whose western boundary passed through Montegonzi.
VIGNAGONZA is part of the Revival Project of the Malvagìa of Montegonzi, spearheaded by the Montegonzi Cultural Association , which benefits from the consultancy of Dr. Paolo Storchi of CREA (Research Centre Viticulture and Enology) and the support of La Forra Agricultural Farm owned by Ernesto Benini. In the late 1990s, Paolo Storchi began a project of recovery, preservation and study of the Malvasia of Montegonzi. In this study (S. Meneghetti, A. B. Armanni, L. Monticelli, D. Borsa, P. Storchi, “Recovery and enhancement of an ancient biotype of Tuscan Malvasia, the ‘Malvagia di Montegonzi’,” in Proceedings of the Conference “The Malvasias of the Mediterranean Basin,” Rivista di viticoltura e di enologia 58 (no. 2–4), 2005, pp. 13–24), 18 centuries-old Malvasia vines were identified in the vineyards of Montegonzi (among them one from the La Forra vineyard owned by Galeffi). A comparison was then carried out between this Malvagìa of Montegonzi and the Malvasia Bianca Lunga (Fig. 5), a grape variety listed in the Italian National Catalogue of Grape Varieties. The comparison established that the Malvasia of Montegonzi is a local biotype of the Malvasia Bianca Lunga, and for this reason it is now registered in the Tuscan Regional Repertory Institute, as a grape variety at risk of extinction. In his article, Paolo Storchi wrote: “In perspective, the Malvagia of Montegonzi could find useful applications in the production of white wines, including blends, as well as in the creation of dessert wines and the traditional Tuscan Vin Santo.”
If it is true, as established by research conducted by the Montegonzi Cultural Association, that the production of Malvagia of Montegonzi had almost disappeared in the village during the last century (everyone in Montegonzi remembers this grape variety up until the 1970s–80s, when it was uprooted along with almost all the surrounding vineyards), it is also true that since the early 2000s some wineries in the Valdarno area have begun a reverse process and are using this grape variety to produce white wines and Vin Santo.
So why not bring the Malvasia back to its origins, right in Montegonzi, where perhaps even Francesco Redi may have tasted it?
And this is precisely the project that the Montegonzi Cultural Association has been carrying out since 2023. Genetic analyses carried out on some Malvasia samples taken from old vineyards in Montegonzi (on the properties of Leonella Valentini and Davide Zamboni) have shown, as in the cases mentioned above, that they belong to the Malvasia Bianca Lunga grape variety.
Having acquired this data, the association commissioned the grafting of these vines onto approximately 100 rootstocks, which after a short stay in the nursery have finally returned home, to VIGNAGONZA.
RINGRAZIAMENTI/CREDITS
Per la realizzazione della vigna/For the construction of the vineyard: Franco Minatti, Divo e Stefano Valentini, Davide Zambon, Chiara Righi, Sonia Tognazzi e Gabriele Valentini
Per i pannelli espositivi/For display panels: Andrea Biagioni e Tanya Falcioni.
Un ringraziamento speciale/Special thanks to:
Ernesto Benini, Agriturismo “La Forra”.
Paolo Storchi, CREA.
Leonella Valentini, Gino Semboloni, Paolo e Davide Zamboni che hanno messo a disposizione le loro viti di Malvasia per le analisi del DNA e la riproduzione/They made their Malvasia vines available for DNA analysis and reproduction.
Senza di loro questa vigna non avrebbe mai visto la luce/Without them, this vineyard would never have seen the light.
Infine, grazie a tutti gli agricoltori di Montegonzi, presenti e del passato, che hanno custodito questo tesoro nell’attesa che qualcuno lo riportasse in luce.
Finally, thanks to all the farmers of Montegonzi, past and present, who have guarded this treasure while waiting for someone to bring it back to light.